Costo del denaro


CHE COS’E’ IL DENARO?

Se ti offrissi l’opportunità di scegliere tra una valigia piena di 1 milione di euro in denaro contante e una bottiglia d’acqua cosa sceglieresti? La domanda sembra banale e ovviamente la scelta cadrà sulla prima opportunità; ma se ti facessi la stessa domanda mentre sei su un’isola deserta priva di qualsiasi mezzo per comunicare con l’esterno? La bottiglia d’acqua  in un’isola deserta vale di più perchè le banconote sono diventate pura carta colorata! Diventate? In realtà le banconote che utilizziamo ogni giorno sono pura carta colorata, che per un accordo condiviso da tutti, utilizziamo come strumento di pagamento: questo è il denaro!
La stessa cosa accade quando si utilizzano le fiches per giocare al casinò: per accordo tra le persone che giocano, le fiches assumono un valore nominale in euro, che mantengono solo durante il gioco; alla fine del gioco riassumono il loro valore intrinseco di puri pezzi di plastica.
Se ti offrissi di scegliere tra migliaia di fiches e una bottiglia d’acqua preferiresti la prima opportunità se stai giocando al casinò, la seconda se sei su un’isola deserta. Ma l’economia reale è sull’isola perchè ogni cosa assume il suo reale valore, mentre le banconote e le fiches hanno un valore accordato dalla comunità, in un determinato contesto, diverso dal valore reale.
L’economista Margrit Kennedy, promotrice della moneta complementare in Germania, è solita raccontare questa storiella: una donna va in un hotel e consegna un biglietto da 100 euro per prenotare una camera; con quella banconota l’albergatore paga il panettiere, la cui moglie esce e va a comprarsi una borsa in un negozio; il negoziante porta la macchina a riparare pagando con la stessa banconota e il meccanico compra un cellulare presso un rivenditore che si reca nell’albergo iniziale per prenotare una camera. A quel punto ritorna la donna iniziale e dice di non volere più la camera, prende la banconota e la brucia dicendo che è falsa!
La storia ci fa comprendere che il denaro (la banconota)ha un valore conferito dalla nostra fiducia, dal nostro accordo che essa venga accettata come strumento di pagamento. Se la fiducia viene a mancare quella banconota non ha alcun valore; il valore reale lo hanno i beni e i servizi come il pane, la notte in albergo, il cellulare, la riparazione, la borsa. La moneta è solamente un mezzo di scambio che permette di creare ricchezza: infatti da una banconota da 100 euro è avvenuto uno scambio di 500 euro di beni e servizi.
Essendo il denaro una misura di valore, misura tanta più ricchezza, tanto più velocemente circola

 

COS’E’ IL COSTO DEL DENARO?

In finanza il costo del denaro equivale al tasso di interesse, cioè una somma dovuta come compenso per ottenere la disponibilità di un capitale per un certo periodo.
La giustificazione dell’interesse stà nel fatto che viene dato un valore al tempo in cui possiedo il credito. La banca ottiene così il compenso per essersi privata per un certo tempo di un capitale a me prestato.
Ad esempio se chiedo un prestito di 100.000 €, la banca mi chiederà il rimborso del capitale di 100.000 € più un interesse, ad esempio di 5.000 €, a scadenza, per un totale di 105.000 €.

 

DEBITO PUBBLICO E PRIVATO: DESTINATI ALLA BANCAROTTA!

Come ripaghiamo gli interessi? Gli interessi del debito pubblico lo ripaghiamo in tasse, quelli assunti privatamente li ripaghiamo con il nostro reddito. Ma non a tutti sorge una domanda fondamentale! Se in un mercato una banca presta 100 con interesse 10, come fa il mercato a restituire 110? Se è vero che circola 100 allora è possibile restituire 100, ma i 10 di interesse non esistono e non possono essere restituiti! Quel 10 mancante andrà a colpire i soggetti nel mercato che hanno guadagnato meno: questo spiega il meccanismo di competizione sistematica all’interno del mercato nel quale bisogna competere per delle risorse che non bastano per tutti; qualcuno è sempre destinato a fallire! Per questo motivo ci vengono richieste garanzie, poichè quando toccherà a noi far parte di quel 10 incapace di pagare consegneremo la nostra casa, ad esempio, data in garanzia sul prestito.

 

L’INTERESSE E’ L’UNICO GUADAGNO DI UNA BANCA?

Assolutamente no! E’ solo una piccola percentuale dei suoi guadagni. Il profitto maggiore delle banche è costituito dal cosiddetto signoraggio bancario, che è il reddito derivante dall’emissione di moneta.
La moneta cartacea sotto forma di banconota può essere emessa solo dalle Banche Centrali (in Italia la Banca d’Italia) controllate nell’Unione Europea dalla BCE, il cui capitale sociale è di proprietà delle stesse Banche Centrali Nazionali (in pratica queste banche controllano se stesse).  A loro volta, quasi tutte le Banche Centrali Nazionali sono partecipate da banche private: la Banca d’Italia è partecipata per oltre il 50 % da Intesa San Paolo e Unicredit e per oltre l’80 % da S.p.a.. Visto che le banche private sono vigilate dalla Banca d’Italia anche qui è evidente un conflitto d’interesse.
Analizziamo l’esempio di emissione in Italia: quando lo Stato italiano (cioè l’insieme dei cittadini rappresentati dal governo) necessita un prestito di denaro, richiede l’emissione di banconote da parte della Banca d’Italia: quest’ultima stampa le banconote, al costo tipografico di 0,30 centesimi ciascuna (che sia di 5,10,20,50,100,200,500 euro di valore nominale) e le mette in circolo acquisendo in contropartita titoli per un valore pari al valore nominale delle banconote. In questo modo la Banca realizza un profitto risultante dalla differenza tra il valore nominale delle banconote e il costo di produzione delle banconote (ad es. per una banconota da 100 €, circa 99,70 €). Tale ricavo non è presente nei bilanci e risulta quindi un reddito non dichiarato (e non tassato). Contabilmente il totale delle banconote emesse e circolanti viene apposto tra le passività dello stato patrimoniale, nei debiti, per un importo pari al valore nominale; in contropartita risultano titoli tra i crediti, nelle attività dello stato patrimoniale.
E’ abbastanza strano il fatto che la banca si indebita semplicemente stampando della carta; ancora più strano il fatto che questo debito è diverso da quello che conosciamo poichè invece di avere un costo di interesse, ha un ricavo di interesse che deriva dal rendimento sui titoli acquisiti. Facciamo un esempio pratico per comprendere le incongruenze: domani mattina ci svegliamo con una brillante idea! Per acquistare una bellissima auto da 50.000 euro andiamo in tipografia e ci facciamo stampare 500 biglietti di carta colorati con su scritto 100 €. Il tipografo ci chiede 0,30 € per la stampa di ciascun biglietto: il totale da pagare al tipografo ammonta a 150 €, un costo che paghiamo felicemente dato che abbiamo procurato la somma necessaria per acquistare l’auto da 50.000 €. Nel nostro stato patrimoniale segneremo la stampa dei biglietti per 50.000 € come debito, anche se in realtà ho avuto un semplice costo di 150 € e in contropartita segnerò l’auto come credito. Ho realizzato un profitto di 49.850 €, ma non lo dichiaro come tale e quindi evito di pagare le imposte come fanno imprenditori e lavoratori. Per la banca l’auto corrisponde ai titoli; in aggiunta sui titoli la banca percepisce anche l’interesse.

  1. aprile 27, 2016 alle 22:36

    Don’t be humiliated from the variety of deals you’re at a
    retailer.

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