Vantaggi


VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE: SVILUPPO ECONOMICO

Le risorse umane e naturali hanno permesso la nascita e l’evoluzione dell’economia; la valorizzazione delle risorse umane ha consentito lo sviluppo dell’organizzazione del lavoro, il progresso e la specializzazione delle professioni, la maturazione delle competenze; tali risorse hanno permesso di sfruttare le risorse naturali: l’agricoltura per produrre i frutti della terra, l’allevamento per i frutti della selvaggina, l’edilizia per la costruzione di case, ecc..
Tali risorse costituiscono il baricentro dell’economia reale cresciuta prima attraverso il baratto, poi attraverso l’utilizzo della moneta; ma col passare del tempo quelle risorse hanno gradualmente perso valore specifico rispetto al valore della moneta che oggigiorno ha segnato il passaggio dall’economia reale all’economia monetaria. In questa moderna economia il baricentro è il denaro, non più mero mezzo di scambio, ma ossessione primaria rispetto a tutte le altre risorse di cui spesso ci si priva; la ricchezza reale è costituita dalle risorse, dalla produzione di beni e di servizi, dalle competenze dei lavoratori e dalle ore di lavoro da essi svolte; nell’economia monetaria la ricchezza è costituita da carta colorata e carte magnetiche a cui per convenzione attribuiamo un valore non reale.
Le monete complementari valorizzano le risorse poichè, nella maggior parte dei casi, non generano interessi e quindi non servono ad accumulare ricchezza, bensì a generare nuova ricchezza incentivando gli scambi e l’utilizzo delle risorse.
Gli effetti sull’economia sono potentissimi: il maggior potere d’acquisto permette di aumentare i consumi, le vendite delle imprese (maggiori profitti) e la capacità produttiva impiegata (maggiore produzione); maggiori profitti e produzione provocano la crescita dimensionale delle imprese, l’aumento degli investimenti nell’innovazione e nella ricerca, l’assunzione di personale e la diminuzione della disoccupazione, tutti requisiti a cui seguono nuovi consumi;  questo circolo virtuoso continua all’infinito e valorizza la produzione, il lavoro e gli scambi.
Le risorse devono tornare al centro dell’economia e la moneta deve riassumere il suo ruolo di strumento di scambio
: questo deve essere l’imperativo da condividere per tornare all’economia reale.

RISPARMIO E SVILUPPO

Quanto ci costano gli interessi sul debito e quanto possiamo risparmiare? Facciamo un esempio:  per acquistare un’auto di 20.000 € la maggior parte di noi chiede un mutuo (un prestito bancario) su cui paga un interesse; con un interesse del 5 % la somma da restituire sarà pari a 21.000 €. Quei 1.000 € intascati dalla banca potrei investirli in risorse reali ad esempio acquistando un computer. Il venditore del computer avrà 1.000 € da spendere e investe in pubblicità; l’agenzia pubblicitaria spenderà quei  1.000 € per altri acquisti; permette una crescita maggiore dell’economia.
Consideriamo solo il debito pubblico: per chi non lo sapesse ognuno di noi ha un debito di 30.000 € contratto dai nostri rappresentanti politici. In totale il debito pubblico italiano genera circa 70 miliardi di interessi che paghiamo tramite tasse: circa 1.100 € a persona da pagare ogni anno, che in una famiglia di 3-4 persone diventa di 3.000 o 4.000 euro.

Quanto denaro perdiamo durante la nostra vita? Facciamo degli esempi!
Chi nasce oggi, resta in famiglia fino a 25 anni e vive per 80 anni perderebbe 60.500 € della ricchezza che produce; sommando a tale somma il debito arriviamo a 90.500 €.
Se consideriamo una famiglia costituida da una coppia di 25 anni, che vive per 80, con due figli a  carico per 25 anni avrebbe una perdita di circa 150.000 € della propria ricchezza prodotta. Con il debito considerato solo per la coppia la somma ammonta a 210.000 €.
I due esempi descritti non tengono conto dell’aumento del debito pubblico e dell’interesse che negli ultimi anni è costantemente aumentato in valore assoluto. A quelle somme che costituiscono un debito che non abbiamo contratto noi, ma i governi, per coprire le spese derivanti dalla loro inefficienza e incompetenza.
Al debito pubblico dobbiamo aggiungere il debito privato, costituito dai prestiti che chiediamo alle banche volontariamente per acquistare case, auto, ecc.. In questo caso il debito privato italiano ammonta a circa 524 miliardi di euro; provando a dare una stima calcolata con un tasso del 5 %, gli interessi ammonterebbero a circa 26 miliardi di euro. Sommando interessi del debito pubblico e privato otteniamo un totale di 96 miliardi di euro, che potrebbero essere risparmiati ed essere investiti in economia reale: innovazione, ricerca e sviluppo, occupazione. L’utilizzo della moneta complementare permetterebbe di ridurre l’esposizione al debito e agli interessi da parte delle famiglie favorendo l’aumento di potere d’acquisto nell’economia reale. 
Valorizzare le risorse è uno dei vantaggi delle monete complementari poichè esse, nella maggior parte dei casi, non generano interessi e quindi non servono ad accumulare ricchezza, bensì a favorire gli scambi e a generare nuova ricchezza. La loro natura generalmente locale favorisce lo sviluppo delle risorse e dei mercati locali e la diminuzione dell’occupazione.
Le risorse devono tornare al centro dell’economia e la moneta deve rientrare nel ruolo di strumento di scambio.
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